Articoli taggati unità d’Italia

Un nuovo salto indietro nel tempo e nello spazio: il nostro reporter stavolta, ha raggiunto Garibaldi a Teano. Non potendo intervistare di persona l’Eroe dei Due Mondi, per la verità piuttosto nervoso per l’arrivo imminente di Vittorio Emanuele II, intervista i Mille reduci dalla vittoria del Volturno.

Oggi ho la possibilità di intervistare i garibaldini a Teano e chiedo loro:
-Avete battuto, anzi stracciato Francesco II, è vero?-
Uno dei Mille risponde:
-Certo! Siamo i più forti!-
Domando ancora:
-È vero che dalla fifa, si è buttato nel fiume?-
Uno di loro grida tutto contento:
-Certo, era un fannullone!-
Io esclamo:
-La Francia si sta preparando per attaccare! Non temete Napoleone?-
-Vuole proteggere il Papa! Siamo in pericolo!-
Mi sussurra un altro garibaldino, vicino a me. Io gli dico:
-Come farete ora?-
Lui me lo fa capire:
-Vittorio Emanuele II ci aiuterà!-
Io ragiono e preciso la situazione:
-Ma Vittorio sta con voi?-
Lui ridacchia:
-Ma certo! Per questo ci aiuterà! È sicuro al cento per cento!

L’occasione della Festa della Toscana ci consente di affrontare quest’anno un argomento di grande valore storico per la nostra patria: l’Unità d’Italia. Ed è con piacere che ne parliamo nelle classi 4°A/B, dato che i recenti programmi di Storia, purtroppo non ci permettono più di “arrivare” al Risorgimento: ci fermiamo agli antichi Romani in quinta elementare!

Proprio in questi giorni quindi facciamo conoscere Giuseppe Garibaldi agli alunni e per questo motivo raccogliamo alcune informazioni che ci sembrano utili. Le alleghiamo a questo articolo perché possano leggerle tutti.

VERSO L’UNITÀ D’ITALIA

Immagine tratta da http://www.esercito.difesa.it/root/garibaldi/garibaldi_mille.asp

Intorno la metà del 1800 in Italia vi erano tre grandi regni:
1.    Il Regno di Sardegna, guidato da Vittorio Emanuele II e il suo fedele ministro Cavour era a capo del processo di unificazione dell’Italia e attraverso vicende alterne era riuscito a unificare una buona parte dell’Italia del nord.
2.    Il Regno Pontificio, non tanto grande, ma guidato dal Papa e fortemente  protetto dalla potente Francia, con Napoleone III;  era intoccabile.
3.    Il Regno delle due Sicilie comprendeva tutto il sud dalla Campania fino alla Sicilia. Il suo re era però, il giovane ed inesperto Francesco II della famiglia dei Borboni.

Garibaldi insieme a Mazzini si stava intanto prodigando per aiutare il Re d’Italia a unificare l’Italia. Garibaldi in modo concreto, combattendo, Mazzini invece diffondendo le idee  sull’importanza di avere un’Italia unita e Forte. Aveva fondato varie associazioni, quali ad esempio la Giovine Italia. Sembra che i due eroi si siano incontrati a Londra, entrambi in esilio per le loro opinioni. Ma i destini dei due personaggi furono molto differenti.
Garibaldi era stato dichiarato disertore con ignominia, cioè con disprezzo  in Italia e era dovuto fuggire nell’America del Sud dove si distinse per il suo coraggio nelle battaglie per la libertà dell’Uruguai. Poi tornò in Italia per aiutare il suo paese a riconquistare la libertà perduta quando salì al trono Vittorio Emanuele II, perché capì che era il momento giusto per sollecitare il popolo all’Unità d’Italia.

LA SPEDIZIONE DEI MILLE

Immagine tratta da http://www.drammaturgia.it/recensioni/recensione1.php?id=4500

Nel 1860 Garibaldi organizzò una spedizione per conquistare il Regno delle Due Sicilie,
Aveva raccolto un corpo di spedizione composto da circa mille uomini la cui divisa era la famosa  Camicia rossa.   L’Eroe dei Due Mondi ha scelto la camicia rossa nel 1843 a Montevideo come uniforme della Legione Italiana, acquistando – a prezzo di saldo – le tuniche destinate al mercato di Buenos Aires per gli operai degli stabilimenti di carne salata: il colore serviva a mimetizzare le macchie di sangue della macellazione. Diventata divisa, la camicia rossa simboleggia il coraggio, perché rende ben visibili al nemico.
Garibaldi raggiunse via mare la Sicilia partendo da Quarto, presso Genova con due piroscafi: il Piemonte e il Lombardo. Approdò a Talamone per rifornirsi di armi. Successivamente sbarcò nel porto di Marsala proclamandosi dittatore della Sicilia in nome di Vittorio Emanuele II, da lui appellato re d’Italia.
In Sicilia venne accolto con grande entusiasmo dalla popolazione tanto che  si unì ai Mille, una banda di picciotti del luogo.
In seguito, rinforzato da alcune centinaia di volontari vinse contro le truppe borboniche a Calatafimi.
Dopo una avventurosa marcia tutto attorno Palermo, a fine maggio diede l’assalto alla città, da: assalì le carceri lasciate indifese e liberò i detenuti, dei quali molti si unirono a lui e con le famiglie delle borgate povere della città dettero vita ad una insurrezione popolare, tanto che i borbonici reagirono bombardando i quartieri ribelli. La guarnigione del Regno delle Due Sicilie accettò un armistizio che consentì loro di imbarcarsi e fare ritorno sul continente.
Ad agosto i garibaldini sbarcarono in Calabria , quindi aggirarono e sconfissero i borbonici a Reggio Calabria. A settembre i Mille arrivarono in Basilicata (la prima provincia continentale del regno ad insorgere contro i Borboni),Garibaldi non incontrò grossi problemi.
Lasciata la Basilicata, approdò in Campania e cominciò una rapida marcia verso nord, che si concluse, con l’ingresso in Napoli. La capitale era stata abbandonata dal re Francesco II, che aveva spostato anche l’esercito a nord del fiume Volturno e lì la battaglia fu tra quelle più brillanti combattute da Garibaldi : i primi di ottobre le forze garibaldine respinsero l’attacco dell’esercito borbonico.
Garibaldi sembrava inarrestabile e avrebbe sicuramente attaccato e sconfitto anche il Regno Pontificio. Vittorio Emanuele doveva fare qualcosa e grazie a  Cavour, convinse in francesi che se non fosse intervenuto a favore del Papa, Garibaldi avrebbe tentato di occupare anche lo Stato Pontificio. Ecco quindi che si mise in movimento con le sue truppe. Inoltre prospettò all’imperatore francese lo spettro della formazione di una repubblica mazziniana e anticlericale (cioè contro il Papa) nell’Italia centro meridionale. Alla fine  lo stesso imperatore sollecitò il Cavour a fare intervenire l’esercito regolare piemontese
Era quindi in arrivo l’esercito del Regno di Sardegna.
Garibaldi incontrò Vittorio Emanuele II il 26 ottobre 1860, A Teano e gli consegnò la sovranità sul Regno delle Due Sicilie. Garibaldi accompagnò poi il re a Napoli il 7 novembre e, il giorno seguente, si ritirò nell’isola di Caprera, rifiutando di accettare qualsiasi ricompensa per i suoi servigi.
Le truppe garibaldine, non furono incorporate nell’esercito regolare, come era stato richiesto, e il re si rifiutò perfino di passarle in rivista. In conseguenza di questo atteggiamento, Garibaldi, deluso e sdegnato, si ritirò a Caprera.
Il 17 marzo dell’anno 1861 il nuovo Parlamento italiano riunito a Torino poteva ratificare l’avvenuta unificazione, attribuendo a Vittorio Emanuele II il titolo di “re d’Italia”; il 26 marzo il Parlamento approvava un voto solenne che auspicava Roma capitale d’Italia. Il processo risorgimentale e unitario era praticamente compiuto, anche se il Lazio e le Venezie rimanevano escluse.

Le nostre fonti

Wikipedia:

http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Garibaldi

Yahoo Answer

http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20070220061801AAtgGca

Web Tiscali

http://web.tiscali.it/appuntiericerche/Storia/mille.HTML