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Gli alunni della classe 4°, Scuola Primaria, con un salto nel tempo e nello spazio, decidono di intervistare il grande Garibaldi proprio qualche minuto prima della sua partenza da Quarto: i suoi Mille fremono mentre le barche li stanno conducendo ai piroscafi Lombardo e Piemonte. Lui stesso è in procinto di salpare…ma stiamo a sentire la viva voce di uno dei nostri reporter.

Immagine tratta da: http://www.racine.ra.it/orione39/attivita/ipertesti/Una_gita_a_Torino/Risorgimento/giuseppe_garibaldi.htm

Oggi sono a Quarto, per una visita ma ho sentito che il famoso Giuseppe Garibaldi si sta imbarcando alla volta della Sicilia, per unire l’Italia. Corro subito da lui. Appena lo vedo gli domando:

– Aspetti, signor Garibaldi! Una domanda…ma il re è contro di voi, oppure no?

Lui senza fretta apparente, mi risponde:

-Il re è dalla mia parte, solo che non può dirlo, altrimenti Napoleone, l’imperatore francese, ci ucciderebbe.

Poi interessata, gli chiedo:

-Ma tu lo fai per il tuo nome, per diventare famoso e ricco, oppure lo fai a nome di Vittorio Emanuele II° ?

-Io lo faccio a nome di sua maestà, perché sarò felice solo se l’Italia si unirà e non importa se è a nome mio o di chissà chi.

Io ascolto in silenzio, rifletto e poi lo interpello:

-Ma senta, il Papa è d’accordo con la vostra iniziativa?

No – riponde egli- assolutamente no, lui vuole solo mantenere il suo stato Pontificio

Poi lo interrogo ancora:

-Senta, ma perché vuoi unire l’Italia?

-Voglio unirla perché così tutti noi italiani saremo un popolo unito e saremo invicibili!

Infine gli domando:

-Sua moglie, Anita, quando morì, ri voleva aiutare, salvare?

-Certo! Lei mi voleva bene, infatti non mi ha detto che stava per morire. Solo allora me ne sono accorgo, ma dovevo continuare il viaggio.

Poi si imbarca e parte.

-Addio, contiamo tutti su di lei!!!

-Grazie!!!

Grida lui già lontano.

Immagine di Mameli tratta dal sito http://www.radiomarconi.com/

Il canto degli italiani, meglio conosciuto come Inno di Mameli, venne scritto nell’autunno del 1847 dall’allora ventenne studente e patriota Goffredo Mameli a Genova; poi venne musicato poco dopo a Torino da un altro genovese, Michele Novaro.
Il grande musicista Giuseppe Verdi, nel suo Inno alle Nazioni del 1862 affidò al canto degli italiani il compito di simboleggiare la nostra Patria, ponendolo accanto a God save the Queen e alla Marsigliese.
Fu quasi naturale quindi che il dodici ottobre 1946, con la fine della Monarchia e la proclamazione della Repubblica, l’Inno di Mameli divenisse l’inno nazionale della Repubblica Italiana in sostituzione della Marcia Reale.
Soltanto però,  il 17 novembre 2005 fu approvato il decreto per rendere ufficialmente Fratelli d’Italia l’inno nazionale della Repubblica Italiana.

Impariamo a memoria il testo
Inno di Mameli

Fratelli d’Italia
L’Italia s’è desta,
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l’ora suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
Uniamoci, amiamoci,
l’Unione, e l’amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
Dall’Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn’uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d’ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l’Aquila d’Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d’Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò

(tratto dal sito del Quirinale, da visitare per una comprensione più precisa delle parole)

Alla Scuola Primaria di Castel Del Piano stamani c’è un gran fermento: le classi alla classica lezione sostituiscono attività speciali, per festeggiare una giornata speciale. Ricordiamo infatti l’abolizione della pena di morte nel Granducato di Toscana ad opera del Granduca Leopoldo II° già alla fine dell’ottocento. Sovrano illuminato, anticipò di gran lunga i tempi moderni che vedono la pena capitale come definitiva ed ingiusta,  purtroppo ancora oggi in vigore in molti paesi del mondo.

Per questa occasione, anche i genitori, alcune persone con talenti particolari ed artisti locali partecipano alla conduzione della mattinata affiancandosi o sostituendosi agli insegnati e propongono attività molto interessanti: dalla pittura di fiori di loto, alle attività col telaio, fino alla danza del ventre e al tatuaggio.

Gli insegnanti e i bambini ringraziano tutti coloro che si sono prestati per la buona riuscita di questa giornata, che si concluderà con l’esposizione di tutti  i prodotti nella sala consiliare del Comune, dove in questo momento si sta tenendo un Consiglio Comunale straordinario in presenza di molte personalità  della nostra Provincia, degli alunni delle classi 5°, scuola Primaria di Casteldelpiano  e Montenero d’Orcia e delle classi della scuola Secondaria di Primo Grado.

30 novembre

Festa della Toscana

Ringraziamo di cuore per questa giornata le seguenti persone:

  • Giovanna Rotellini
  • Piero Bonavicina
  • Antonucci Marco
  • Elisa Lokrbacher
  • Alice Sodi
  • Sheila Nelli
  • Grazia Savelli
  • Leontina Revelli
  • Salima Celeri
  • Migmar

Ci scusiamo per eventuali omissioni nel ringraziare genitori e tutti coloro che si sono prestati con grande entusiamo ed invitiamo a segnalare a nicoletta.farmeschi@istruzione.it.