Ho intervistato il mio nonno Augusto di 81.
La casa del mio nonno era composta da una cucina molto grande dove c’era un grande camino e i fornelli a carbone per cucinare.
Le camere erano molto fredde e per scaldare il letto si usava il prete che era un attrezzo di legno che servia a tenere le coperte sollevate dal materasso dove al centro veniva messo un contenitore di ferro riempito con la brace. In casa non c’era il bagno e si doveva andare fuori a fare i bisogni.
Nella sua casa non c’era la luce elettrica e doveva usare la lampada a petrolio. L’acqua doveva andarla a prendere alla fontana, mentre i panni li lavava al pozzo.
Il mio nonno era molto povero e aveva poche cose da mangiare, si nutriva di polenta, uova e verdure del suo orto.
Si vestiva con i pantaloni di fustagno, la maglia e le calze di lana gliele faceva ai ferri la sua mamma.
Le scarpe le usava solo per andare a scuola. Al mio nonno non piaceva molto andare a scuola, perchp la sua maestra era severa e lo metteva in castigo dietro alla lavagna in ginocchio sopra i chicchi di grano. Andava a scuola a piedi e aveva la cartella di pezza e l’astuccio di legno. I
Il mio nonno da piccolo non aveva giocattoli, erò giocava a nascondino, a chiapparello e a fare la lotta coi suoi fratelli.
Per la serie “Storie di alberi del monte Amiata”, ecco la storia di Faggiolino, un piccolo faggio che si è perso, ma che con l’aiuto di qualcuno riuscirà a ritrovare la sua strada.

Storia inventanta e recitata da un alunno della Classe 3°, Scuola Primaria L.Santucci, in occasione della Festa degli Alberi del 9 aprile 2010 ad Arcidosso.

Faggiolino, invenzione e recitazione dei bambini di cl3:
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La mia nonna mi ha raccontato che con i suoi amici giocava a : nascondino,mosca cieca, campana e altri ancora.
I suoi giochi erano le bambole e i bambolotti perché gli faceva i vestitini; saltava la corda e giocava con i tegamini.
La sua vita da bambina era solitaria (sola) ma si divertiva anche se doveva giocare senza amici.
La scuola era spaziosa e le maestre erano suore molto buone, aveva molti compiti da fare.
La mia nonna ha vissuto anche il periodo della guerra ed è stato molto doloroso.
Quando è diventata adulta ha iniziato a lavorare e faceva la segretaria in uno studio di Architetti.
Lei mangiava molto diverso da noi, ovviamente non avevano le merendine, si vestivano non molto diverso da oggi: per andare a scuola indossava il grembiule, anche se lei lo ha dovuto indossare fino al liceo.
La mia nonna ha sempre vissuto a Roma; gli appartamenti erano molto grandi, ma una famiglia da sola non se lo poteva permettere e così, dentro a queste grandi case, ci vivevano tante famiglie insieme. Ognuna aveva una stanza, mentre la cucina ed il bagno erano in comune con tutte le altre persone. L’elettricità c’era, il riscaldamento non c’era e si scaldavano con le stufe, l’acqua corrente c’era.
Cucinavano sui fornelli o sulla stufa.
Lei aiutava sempre i suoi genitori, diceva sempre “sì” e con i nonni si comportava bene, altrimenti se non rispettava le regole veniva punita.